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I grandi parchi solari sono più ecocompatibili degli impianti fotovoltaici di medie dimensioni.

21/10/2024

La revisione ha dimostrato che gli impianti fotovoltaici di medie dimensioni causano una maggiore perdita di habitat seminaturali rispetto agli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, probabilmente perché i "mega-impianti fotovoltaici" sono soggetti a valutazioni di impatto ambientale più rigorose, il che potrebbe portare alla frammentazione dei grandi progetti.

La distribuzione dispersa di piccoli impianti è un altro fattore che contribuisce a elevati impatti ambientali cumulativi, non rilevabili da valutazioni indipendenti, a conferma della necessità di valutazioni di impatto ambientale cumulative e sinergiche.

I risultati del loro lavoro sono stati presentati nello studio "Sviluppo dell'energia solare fotovoltaica e conservazione della biodiversità: conoscenze attuali e lacune nella ricerca", pubblicato su Conservation Letters, dove hanno analizzato 180 articoli scientifici pubblicati dal 2010, un periodo in cui la crescita esponenziale del fotovoltaico non è stata accompagnata allo stesso livello dalla crescita della ricerca sui suoi effetti sull'ambiente, sebbene questo ambito di interesse sia cresciuto nella comunità scientifica.

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Nello specifico, il numero di articoli si è moltiplicato per 25 nel periodo 2010-2023. I risultati hanno permesso di identificare i principali impatti degli impianti fotovoltaici sugli ecosistemi e sugli organismi ad essi associati, e di proporre future direzioni di ricerca per garantire che la transizione energetica avvenga in modo sostenibile.

La revisione ha rilevato che, sebbene Asia ed Europa siano in cima alla lista delle regioni con la maggiore capacità fotovoltaica installata, la maggior parte delle conoscenze proviene da studi nordamericani, soprattutto condotti in zone desertiche, i cui risultati potrebbero non essere estrapolabili ad altri ambienti, come le aree coltivate, dove si concentra la maggior parte della capacità fotovoltaica a livello globale.

Inoltre, la maggior parte degli studi si è concentrata sulla perdita o sull'alterazione degli habitat, mentre altri impatti, come le conseguenze sul microclima o il potenziale dei sistemi agrovoltaici, sono stati a malapena presi in considerazione. Infine, il 53% degli studi è stato condotto su un singolo impianto fotovoltaico e le condizioni preesistenti alla costruzione sono state raramente registrate.

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L'installazione di pannelli solari influisce sull'ambiente e sulla biodiversità in modi molto diversi. Nelle zone aride, i pannelli hanno un effetto diretto sul microclima durante le stagioni calde, generando nuove aree d'ombra e aumentando l'umidità del suolo. Possono anche modificare la composizione chimica e fisica del substrato, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere i meccanismi che spiegano questi cambiamenti.

D'altro canto, gli impianti fotovoltaici provocano alterazioni e perdite di habitat a due scale spaziali. A livello di paesaggio, rappresentano una barriera fisica che interrompe i movimenti degli animali, innescando potenzialmente cambiamenti nel loro comportamento e nelle loro popolazioni. A una scala più piccola, come già accennato, i pannelli creano nuovi gradienti di ombra e umidità, influenzando in ultima analisi la comunità vegetale e alterando l'habitat di altri gruppi di animali, come uccelli e artropodi, con conseguenze sui loro modelli di utilizzo dello spazio.

La revisione ha inoltre preso in considerazione l'impatto delle collisioni con gli impianti fotovoltaici, osservate su organismi acquatici, principalmente artropodi, che possono spingerli fuori dai corpi idrici, trasformandoli in trappole ecologiche, un fenomeno noto come "effetto lago".

Nell'installazione di pannelli fotovoltaici, la priorità dovrebbe essere data alla prevenzione degli impatti, a partire da un'adeguata pianificazione dell'uso del territorio. Inoltre, è necessario dedicare maggiori sforzi alla ricerca per comprendere i meccanismi che spiegano gli impatti osservati, al fine di progettare misure di mitigazione efficaci.

Gli autori sottolineano inoltre la necessità di diversificare i contesti ambientali e le componenti dell'ecosistema studiati, al fine di evitare distorsioni nelle informazioni disponibili. Analogamente, è fondamentale utilizzare metodologie solide (note come BACI, Before-After-Control-Impact) e protocolli standardizzati che consentano di confrontare le informazioni ottenute.

Infine, occorre intensificare gli sforzi per valutare l'impatto ambientale cumulativo, al fine di evitare che l'installazione di piccoli impianti dispersi sul territorio generi un impatto maggiore rispetto a grandi installazioni isolate.

Parte dell'articolo estratta dalla rete, contatto violato